Consorzio dell'Asparago bianco e verde di Badoere IGP

Territorio

La zona di produzione e confezionamento dell’ “Asparago di Badoere” I.G.P. comprende nell’ambito delle province di Padova, Treviso e Venezia, l’intero territorio dei seguenti comuni:

Provincia di Padova: Piombino Dese; Trebaseleghe;

Provincia di Treviso: Casale sul Sile; Casier; Istrana; Mogliano Veneto; Morgano; Paese; Preganziol; Quinto di Treviso; Resana; Treviso; Vedelago; Zero Branco;

Provincia di Venezia: Scorzè.

All’interno di detta area geografica la produzione dell’”Asparago di Badoere” I.g.p. può avvenire esclusivamente nei terreni sciolti, profondi, a tessitura da moderatamente grossolana a media, scarsamente calcarei in superficie, a reazione da subalcalina a neutra e drenaggio da buono a medio, con possibile accumulo di carbonato di calcio in profondità (caranto).

Terreni così caratterizzati garantiscono agli asparagi di Badoere un rapido sviluppo, assicurando turioni che, dal punto di vista fisico, presentano scarsa fibrosità e un colore particolarmente brillante; e dal punto di vista organolettico acquisiscono gli aromi e la delicatezza tipiche.mappa del terriritorio dell'asparago bianco e verde di BAdore, asparago bianco e verde IGP

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Alla scoperta del territorio di produzione dell’Asparago di Badoere Igp.

Il territorio interessato dalla produzione dell’asparago di Badoere Igp è un succedersi di oasi naturalistiche, dimore medioevali, mulini cinquecenteschi, ville venete, incantevoli scorci che si presentano al turista uniti all’ospitalità e alla bontà dei prodotti della terra, primi fra tutti l’Asparago di Badoere e il radicchio rosso di Treviso. Il percorso abbraccia tre Province: Treviso, Padova e Venezia e segue il tracciato del fiume Sile, idealmente dalle sue sorgenti (al confine tra le Province di Padova e Treviso) fino alla città di Treviso e oltre. Si tratta di un’area dalla forte valenza ambientale e storico-culturale, il cui elemento centrale può essere identificato con l’acqua. Tutta l’area è legata ad un’antica tradizione rurale, con i tanti borghi che hanno saputo conservare non solo un’agricoltura di alto livello, ma anche preziose testimonianze artistiche e naturalistiche.

Un territorio da assaggiare” tra acque arte e natura

Treviso: La città è ricca di monumenti e di opere d’arte, e l’offerta di itinerari turistici urbani è ampia ed articolata. Rinviando i più curiosi alle numerose guide della città, non possiamo non ricordare la Piazza dei Signori e il Palazzo dei Trecento, la Loggia dei Cavalieri, il Duomo, le Chiese di San Nicolò con lo splendido capitolo dei Domenicani affrescato da Tomaso da Modena, Santa Caterina, San Francesco, la chiesetta di Santa Lucia, Santa Maria Maggiore, il Museo Bailo, le interessanti mura cinquecentesche e le moltissime dimore affrescate che si affacciano sulle principali strade cittadine. Ma il carattere vero della città si coglie nelle strette e tranquille viuzze che si alternano alla fitta rete di canali del fiume Sile, creando suggestivi scorci. Su queste vie di terra e d’acqua si affacciano numerosi portici o sporgenze a “barbacane” di antiche case, spesso affrescate all’esterno con infinite trame multicolori.

Quinto di Treviso: posta a ovest di Treviso il paese raccoglie alcuni interessanti complessi molitori (mulini Grendene, Bordignon, Favaro e Rachello). Nel centro di Quinto vi è pure villa Ciardi, dimora dei pittori Guglielmo e Beppe Ciardi.

Santa Cristina: a ovest di Quinto di Treviso, costeggiando il fiume Sile si giunge a S. Cristina e all’’Oasi naturalistica del Mulino Cervara, una vasta area palustre di 25 ettari che, con i 15 ettari della vicina Palude del Barbasso, costituisce una delle più importanti zone umide del Parco Naturale Regionale del Fiume Sile. Questo luogo ha da sempre attirato l’uomo per la sua ricchezza di acque e risorse naturali, infatti il Mulino di Cervara, oggi porta di accesso dell’Oasi, era già funzionante nel 1325. All’interno dell’esteso canneto, che occupa buona parte del cuore interno dell’Oasi, trovano rifugio molte specie di uccelli che vi svernano o nidificano, tra cui il Martin pescatore, l’Airone cenerino, il Porciglione, il Tarabusino, il Tuffetto, la Cannaiola, il Pendolino, il Germano reale, l’Alzavola ed il Cigno reale. Dove il terreno è più asciutto, al canneto si sostituisce il bosco igrofilo costituito da Ontano nero, Pioppo e Salice bianco. Dai primi anni ottanta, un’area boscosa all’interno dell’Oasi accoglie una grande colonia di aironi nella quale si contano circa 200 nidi di Airone cenerino, Nitticora e Garzetta. Una notevole varietà di piante e fiori delle zone umide si può ammirare all’interno dell’Orto Botanico, nel quale sono state raccolte e classificate circa 50 specie vegetali, alcune delle quali rare e preziose come il Trifoglio fibrino e il Giunco fiorito. Nell’Oasi è presente un interessante percorso naturalistico e culturale che consente l’osservazione dell’avifauna da appositi appostamenti. Per informazioni www.oasicervara.it.

Il passagio nel centro alla piccola frazione consente di poter ammirare, all’interno della parrocchiale, la preziosa Sacra Conversazione (1505) del grande pittore Lorenzo Lotto.

Badoere: La comunità di Badoere, nel Comune di Morgano, si è sviluppata attorno alla sua bellissima Rotonda. Angelo Badoer fece erigere, nel 1756, una villa padronale, distrutta da un incendio nel 1920, in prossimità della quale venne realizzata un’originale Rotonda costituita da due emicicli porticati destinati a mercato permanente, autorizzato nel 1689 dalla Serenissima, per lo scambio e la vendita di prodotti agricoli e centro di servizi artigianali. Il complesso, pregevole architettura settecentesca, è una successione modulare di botteghe al piano terra che ospita abitazioni ai piani superiori. Particolarmente interessanti sono i serramenti delle botteghe, che, apribili a ribalta verso l’alto, fissati con  ganci al soffitto, fungevano da vetrina. Il mercato che si svolgeva tra queste arcate è stato ritratto in alcuni dipinti di Gugliemo Ciardi.

Badoere, Sede del Consorzio, è il cuore del territorio di produzione dell’Asparago Igp, che prende per questo il suo nome.

Levada. Poco oltre l’abitato di Badoere, imboccando via Levada si transita nei pressi dell’antica borgata di Pignan, l’itinerario porta quindi al paese di Levada. Prima di raggiungerne il centro, sulla sinistra, si può ammirare la magnifica e nobile villa Marcello. Antico edificio di origine cinquecentesca, villa Marcello venne ricostruita nel ‘700. Essa costituisce uno degli esempi meglio conservati di villa settecentesca, simbolo di una reviviscenza dell’arte palladiana. Il corpo centrale, su due piani, è scandito da semicolonne ioniche nella parte superiore ed è coronato da un elegante timpano; la parte inferiore, decorata a bugnato rustico, si collega con barchesse laterali che racchiudono all’interno un giardino all’italiana caratterizzato da uno sviluppo rigidamente geometrico; il parco circostante è decorato con statue, peschiera e piante ad alto fusto. Il viale d’accesso parte da un fastoso cancello sormontato dal corno ducale (simbolo della fama raggiunta dai Marcello) e prosegue tra le due ali porticate fino alla scalinata d’ingresso. Il maestoso salone centrale, sviluppato su due piani, è arricchito da affreschi del 1736 di G.B. Crosato. Di grande interesse anche l’ampio parco attualmente visitabile.

Le sorgenti del fiume Sile: Superata Levada, l’itinerario prosegue verso Nord per via Munaron in direzione Casacorba. Sulla sinistra, una serie di carrarecce invita l’escursionista ad addentrarsi nell’area delle sorgenti del Fiume Sile. Dal centro di Casacorba si deve cercare, un po’ verso occidente, via Santa Brigida, che tiene una netta direzione verso Sud. Al confine comunale e pronviciale tra Vedelago (Tv) e Piombino Dese (Pd), una biforcazione viaria ad Y identifica una carrareccia a fondo verde a sinistra: questa, seguita a piedi o in bici nei suoi esiti principali svela a poco a poco l’area delle sorgenti del Sile. Il fiume nasce da una pluralità di piccole risorgive, alcune delle quali ripulite dalla vegetazione infestante e a disposizione dell’escursionista. Nei pressi delle sorgenti, è interessante notare la permanenza di un’area prativa sistemata a campi chiusi ove i prati stabili sono circondati da siepi miste composte da alberi d’alto fusto e cespugli. Nell’area sono stati compiuti numerosi ritrovamenti di materiale preromano.

Nel cuore del Parco del Sile, si incontrano alcuni fontanassi (tra cui quello della coalonga),ed altri interessanti elementi di grande valore naturalistico come la torbiera, i campi chiusi e notevoli esemplari di piante della foresta planiziale (querce, ontani, salici). Interessanti possono essere anche gli avvistamenti di animali, in particolare di uccelli. La polla sorgiva è il più tipico tra i biotopi acquatici del corso superiore del Sile. È costituita da una da pozza dalla forma circolare, profonda fino ai due metri e caratterizzata da fondale spoglio da vegetazione con sabbia grossolana, di colore grigio chiaro, che sembra “ribollire” quando l’acqua dalla falda risale verso la superficie. Il Fontanassodea coalonga è una tra le più belle polle sorgive che danno vita al corso del Sile; ha forma allungata ed è alimentato da più fontanili. Il fenomeno della risorgenza è visibile grazie ad un fondo di sabbie chiare. L’acqua che proviene dal sottosuolo, a temperatura relativamente fresca e costante durante tutto l’anno, permette lo sviluppo di numerose idrofile (piante la cui impollinazione avviene ad opera dell’acqua) ed idrofite (piante le cui radici vivono in acqua)

Piombino Dese. Nel pieno centro del paese, sorge la nobile villa Cornaro progettata da Andrea Palladio per l’omonima famiglia veneziana intorno al 1553. Ancora incompleto nel 1582, l’edificio fu arricchito nel 1596 del loggiato superiore, e solo un disegno del 1613 lo rappresenta nel suo assetto definitivo. Questo stratificarsi di fasi costruttive spiega forse la mancanza in questa architettura palladiana di un armonioso raccordo tra le parti. Sorta come residenza di campagna, è caratterizzata da due piani nobili sovrapposti, elemento questo dei palazzi di città. Il prospetto principale, fiancheggiato da altre abitazioni, fa quasi parte della strada su cui si affaccia, come succederà nelle ville del Settecento, contraddicendo la tipica “autonomia principesca” delle ville palladiane. Il corpo centrale è costituito da un compatto blocco cubico, fiancheggiato da corpi rettangolari con finestre che sporgono dal corpo principale con due piccole ali solo sulla facciata anteriore. Un pronao esastilo a doppio ordine di colonne ioniche e corinzie si trova sui prospetti principali speculari. Una scala a quattro rampe di tre gradoni ciascuna conduce all’ingresso. La trabeazione di ordine ionico, circonda tutto l’edificio. L’interno si sviluppa su due piani attorno ad una sala centrale quadrata che attraversa l’edificio e conduce ai vari ambienti, arricchiti da un ciclo di affreschi del 1700 di Mattia Bortoloni; sculture di Camillo Mariani decorano il salone di ricevimento al primo piano, con statue a grandezza naturale dei membri della famiglia Cornaro. Di interesse anche il Parco con peschiera che circonda la villa e il ponte ad archi in cotto sullo specchio d’acqua. Villa Cornaro costituì uno dei modelli più imitati del “palladianesimo” inglese e americano del XVIII secolo.

Vedelago: Poco discosto da Casacorba, la frazione di Cavasagra nel Comune di Vedelago offre villa Corner della Regina, fatta costruire dai nobili veneziani Corner. Venne restaurata nel 1717 dall’architetto Giorgio Massari ma subì un radicale ampliamento nel 1770 ad opera di Giovanni Miazzi e, successivamente, di Francesco Maria Preti. Il sontuoso edificio a tre piani presenta, in facciata, un maestoso portico in stile palladiano, retto da quattro colonne giganti di ordine dorico, al quale si accede tramite un’ampia scalinata. Il piano nobile è scandito da finestre centinate, perfettamente simmetriche alle aperture quadrate del piano superiore. Ai lati della villa due semplici serre fanno da giunzione tra il corpo centrale ed una barchessa ad arcate(il progetto del Preti prevedeva la realizzazione di due barchesse simmetriche ma di quella di sinistra non è rimasta traccia). Davanti alla villa è ancora presente lo stradone alberato che generalmente si dipartiva dalle ville venete maggiori in quattro direzioni.

A Fanzolo, altra frazione del Comune di Vedelago, si può ammirare uno dei monumenti architettonici più notevoli dell’intero territorio, villaEmo. La villa fu progettata da Andrea Palladio che, nel 1560, fu incaricato dal nobile Leonardo Emo di progettare una residenza di campagna. Il Palladio realizzò un grandioso complesso, sviluppato orizzontalmente e formato dalla villa padronale, a forma di parallelepipedo, e da due barchesse laterali composte da undici arcate su pilastri e terminanti in due colombaie a forma di bassi torrioni, suggestivo richiamo alle affascinanti torri medioevali. Dal punto di vista architettonico, villa Emo richiama lo schieramento di porticati e la perfetta fusione tra corpo dominicale e parte rustica tipici di villa Barbaro a Maser. La villa padronale è caratterizzata al piano terreno da uno zoccolo con piccole finestre quadre e da una rampa, interrotta a metà percorso, che conduce ad un pronao formato da quattro colonne di ordine tuscanico con un ampio intercolumnio. Il timpano, posto a coronamento del pronao, è ingentilito da altorilievi attribuiti ad Alessandro Vittoria che riproducono lo stemma della famiglia Emo, retto da due Vittorie alate. In questo elegante complesso coesistono con mirabile armonia i più alti motivi ispiratori dell’architettura in villa cinquecentesca, ossia la contrapposizione tra l’aristocratica sobrietà della residenza padronale e la dignità senza eccessi delle barchesse e degli annessi rustici.

Scorzè: addentrandosi in Provincia di Venezia, nel paese di Scorzè si può ammirare villa Soranzo-Conestabile. Non é nota la data certa della sua costruzione, ma, molto probabilmente, si può far risalire alla fine del Cinquecento l’edificazione del suo nucleo centrale da parte della famiglia Soranzo.Alla fine dell’800 la contessa Alba Mocenigo Soranzo sposó il Conte Antonio Conestabile della Staffa e da quel momento la villa assunse questa denominazione. Nella seconda metá del ‘700 la villa venne ampliata con progetto dell’Architetto Andrea Zorzi che, abbandonando lo stile primario della villa cinquecentesca, si ispirò alle forme semplici ed eleganti neoclassiche. Il corpo centrale, interamente cinquecentesco, conserva affreschi della scuola del Veronese. La facciata della villa mostra una costruzione settecentesca a due piani con armonioso frontale alla sommità del quale vi é un timpano sormontato da tre statue raffiguranti la Lungimiranza, la Potenza e l’Abbondanza. La villa é contornata da un parco all’inglese opera dell’Architetto veneziano Giuseppe Japelli che si estende per circa due ettari e mezzo. Un recente censimento delle piante ha rilevato che il patrimonio arboreo del parco é costituito da circa millequattrocento esemplari con la presenza di secolari magnolie, tigli, platani, ippocastani e querce. Dal 1965 la villa ed il parco, divenuti di proprietà della famiglia Martinelli, costituiscono un’elegante struttura alberghiera.

Zero Branco; il suo centro è impreziosito dal Palazzo degli Offi ora Sagramora. La costruzione, particolarmente intatta e ben conservata, è una bella testimonianza dello stile gotico trecentesco, ravvisabile nelle cinque arcate ogivali del piano terra, che si aprono sul retrostante porticato. La facciata conserva tuttora traccia delle originali decorazioni. Nel corso dei secoli l’edificio ospitò una confraternita religiosa e fu adibito ad ospizio per i pellegrini. Sempre nei pressi di Zero Branco si trova villa Guidini, composta da una villa veneta del sec. XVII edificata su commissione della famiglia dei Dente, e da un ampio parco ricco di piante secolari e rare. Nella villa vi è la sede operativa della Strada del Radicchio Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco e del Consorzio tutela Radicchio Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco.

Preganziol: Il centro, attraversato dal Terraglio, è impreziosito, a Nord e Sud, da numerose ville venete, molte delle quali, purtroppo non aperte al pubblico.

Villa Albrizzi – Franchetti, Villa Colombina, Villa Marcello del Majno, Villa Tasso, Villa Franchi (già Spandri), Villa Marchesi.

Merita un cenno la storia del Terraglio, attuale tronco della S.S. n. 13 Pontebbana che unisce Mestre con Treviso. Definito come Terraleum in alcuni statuti trevigiani del XIII secolo, fu l’ottimo risultato di un progetto fallimentare. L’ambizioso progetto di unire Treviso alla laguna veneta mediante un canale per la comunicazione fluviale non fu portato a termine, ma in compenso la terra di riporto rimossa durante gli scavi costituì un terrapieno sopraelevato che venne con il tempo sistemato ed utilizzato come comoda via di terra.

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